GiocoDanza

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La metodologia adottata nasce dalla presa di coscienza della diversità che intercorre tra i bambini di oggi e quelli di ieri (e per ieri non intendo tantissimi anni fa!). Questa presa di coscienza fa riflettere sull’esigenza di cambiare, di ricercare un modo nuovo e differente di proporre le lezioni e, quindi, anche di ristrutturare il programma stesso del corso di propedeutica. Al tempo stesso,  il bisogno di proporsi ai bambini in maniera diversa. La ricerca si è originata anche dalla necessità di catturare l’interesse del bambino. Nell’esperienza maturata negli anni, soprattutto con il cambio generazionale si nota un calo dell’interesse, una partecipazione alla lezione poco attiva, anzi, talvolta quasi reattiva. Sembra che i bambini di oggi siano più statici, forse anche un poco pigri in quanto, con il cambiamento rapido ed incalzante dello stile di vita, per il bambino la possibilità di ricevere stimoli che producano reazioni attive si è fatta sempre più rara. Ora, se è difficile catturare l’interesse dei piccoli allievi, una volta catturatolo, è altrettanto difficile mantenere desta e viva la loro attenzione. Per questo motivo è molto importante, strutturando la lezione, porre attenzione al suo ritmo, ai tempi, in altre parole, alla durata stessa degli esercizi. La lezione di Giocodanza è strutturata  sull’apprendimento del bambino si basi principalmente su due istanze: il limite di durata della singola attività, in rapporto alla sua capacità di attenzione e quello che io chiamo “il principio dell’alternanza”, che riguarda gli obiettivi, i modi, le relazioni. Rispettare tali istanze permette di evitare la saturazione e, quindi, di mantenere sempre vivo l’interesse. Inoltre, è importantissimo tirar fuori quelle qualità spontanee, come l’immaginazione e la fantasia- basi indispensabili per il dispiegarsi della creatività- che il bambino di norma possiede in modo innato, e che lo stile di vita odierno tiene perlopiù sopite. L’immaginazione, questa capacità esclusiva dell’essere umano di pensare senza regole fisse e di associare liberamente i dati dell’esperienza, accompagnata dalla fantasia, è l’elemento primario per giungere alla creatività, definibile come la capacità di utilizzare ed elaborare i frutti dell’immaginazione per realizzare qualcosa di nuovo. Entrambe le capacità si esplicano nel gioco. Il gioco sia uno dei valori primari dell’infanzia. Il bambino di oggi ne è quasi distolto, per meglio dire, il suo è spesso un tipo di gioco passivo: trascorre gran parte del tempo davanti al computer o al televisore, o giocando con la Play Station. Se tutto ciò può essere positivo sotto alcuni aspetti, risulta negativo in altri, (oltretutto ciò comporta cattive abitudini comportamentali e, anche, alimentari…ma a questo punto, si aprirebbe un altro discorso!). Questo gioco passivo ha per conseguenza una mancanza di stimoli e così l’immaginazione e le possibilità creative del bambino restano allo stato latente. Questa metodologia, il primo approccio alla danza è “giocoso”, perché il bambino è condotto alla scoperta (o riscoperta) delle sue potenzialità di espressione artistica ed emotiva proprio attraverso il gioco e l’immaginazione. Gli anni della Propedeutica prevedono l’elaborazione di elementi importanti e basilari che, tuttavia, non sono semplici. Ebbene, questi elementi di base li introduco nelle lezioni sotto forma di gioco. A questo punto, è necessario precisare che, con il termine “Gioco”, non si riferisce al “giochino” da introdurre qua e la nell’arco della lezione, ma ad un’immersione libera e liberatoria in qualcosa che educa e plasma il corpo e la mente del bambino, perché si tratta di un gioco educativo, che può essere anche ri-creativo, solo se e in quanto ”ricrea” lo stato originario proprio dell’infanzia. E’ gioco educativo perché vi sono regole da rispettare e contenuti precisi, che altro non sono che le componenti e gli elementi di base della danza, come la qualità del movimento, il peso, l’energia, lo spazio, il tempo e così via. Ampio spazio è dato agli esercizi finalizzati ad una corretta postura del corpo e spesso faccio uso di semplici attrezzi-giocattolo, atti a suscitare ulteriori stimoli creativi. Un altro aspetto importante della metodologia è il ruolo dell’educatore. Egli si propone, non si im-pone, fornisce gli “input”, stimola la fantasia del bambino favorendo il dispiegarsi dell’immaginazione, è guida e compagno di gioco al tempo stesso e fa in modo che la conduzione della lezione e gli obiettivi che si propone risultino trasversali all’elemento ludico, così che sia il bambino stesso, attraverso l’esplorazione di sé, a conquistare la sua creatività. In tal modo si otterrà un coinvolgimento in prima persona ed una partecipazione realmente attiva alla lezione. L’applicazione della metodologia ha dimostrato che il bambino, una volta concluso il ciclo della Propedeutica, si accosta alla tecnica in maniera più ricettiva e non si sente stretto ( costretto) dentro alle regole e ai canoni che questa comporta. Al contrario, egli dimostra totale disponibilità ad accettare codici e schemi fissi e li accoglie con naturalezza, come se il gioco degli anni precedenti proseguisse nella forma di…un gioco per bambini più grandi!